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Venere ridotta a brandelli presenta un continente in agonia

 

Con i rifiuti e tra i rifiuti l’artista e fotografo, Fabrice Monteiro, nato in Benin, Africa, crea strazianti divinità e denuncia il grave inquinamento del continente africano.

Si sa che Africa e Asia sono diventati depositi clandestini di grandi quantità di rifiuti del mondo globalizzato.

Allegorie della Grande Madre a brandelli, Veneri degli stracci dei poveri, sono alcune delle foto presentati in ottobre presso al Museo d’Arte Moderna di Louisiana. Monteiro ha fatto le immagini con l’appoggio della designer di moda, Dously e dell’Ong EcoFund. Il progetto è stato chiamato The Prophecy e le immagini sono state scattate in Senegal.

 

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Forse saranno le dee del futuro. La probabilità è molto grande. Le immagini delle divinità sono stati coperti con costumi fatti di rifiuti e detriti che interagiscono con un paesaggio inquinato. I vestiti sono stati costruiti con materiale proprio trovato nel sito, cosí è possibile avere un’idea della sporcizia degli spazi, prima che hanno preso le immagini. Per comporre la sua opera, Monteiro  ha unito i pezzi di un mondo in agonia.

fabrice-monteiro-the-prophecy-senegal-designboom-04Le foto di Fabrice Monteiro hanno messo all’ordine del giorno una cosa seria e senza una soluzione veramente pratica. Per decenni, è stato denunciato che i deposti illegale di rifiuti tossici in Africa era  da parte dei paesi del primo mondo, così come le conseguenze sulla salute delle persone che vivono lì. Nell’internet è possibile trovare immagini o filmi mostrando gravi situazioni relativi al problema. Nulla è cambiato rispetto al passato coloniale, quando paesi come la Francia, Inghilterra o  Italia, tra gli altri, dominavano i popoli.

fabrice-monteiro-the-prophecy-senegal-designboom-08Con poetica, l’arte presenta la realtà del XXI secolo: il fantasma del colonialismo persiste e persegue il terzo mondo. Oggi, in un mondo globalizzato il dominio del colonizzatore è travestito di democrazia in cui la bandiera tremola in nome della libertà.

 

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L’arte delirante di Efigenia Rolim

L’arte delirante dell’artista autodidatta, Efigenia Rolim, è espressa nella bellezza delle sue opere costruite con quello che si usa e getta – il prodotto di consumo della società moderna. Nella vitalità dei suoi 82 anni, l’artista è l’allegria del modesto quartiere dove vive a Curitiba, Paraná, Brasil, in cui la popolazione la chiama di “Regina della Carta delle Caramelle” o la “Regina dei rifiuti”.

Un libro

La storia di quest’artista che già è un patrimonio culturale della capitale del Parana si legge nel libro “ Il viaggio di Efigenia Rolim nelle ali del pesce volatore”, della giornalista Dinah Ribas. L’incontro delle due è successo negli anni 90 quando Efigenia ha cercato Dinah e ha chiesto aiuto per divulgare le sue opere.

Il giornalista Paulo Camargo  ha scritto un articolo paragonando la storia di Efigenia come una narrativa che sembra un’opera di realismo fantastico.  Il libro, secondo lui, è una preziosa opera, definita da Dinah come “un grande articolo illustrato”, che racconta la traiettoria personale e i tortuosi cammini dell’arte sfidatrice di una donna creativa e allo  stesso tempo ingenua e geniale.

IMG_0146Paulo cita alcuni fatti documentati da Dinah sulla vita dell’artista che rappresentano la dimensione della sua personalità fantastica e creativa. “Nell’inizio dell’anno 1990, Efigenia Rolim andava per la via XV di Novembre, centro di Curitiba, vicino al “bondinho”(un piccolo tran diventato un luogo di ricreazione per i bambini) e è stata sorpresa con una folata di vento accompagnata da un vortice, che ha buttato ai suoi piedi alcune carte di caramelli gettati nel marciapiede.

L’ispirazione

Una di quelle era verde e rilucente che lei ha trovato uguale a una pietra preziosa, quindi lei ha fatto un fiore – o forse un uccellino?  La vecchia signora, in quell’epoca aveva un po’più di 60 anni, le è piaciuto tanto la sensazione di trasformare gli involucri in cose che erano nate nella sua immaginazione che presto ha cercato una supporto per svolgere le sue creazioni e lo ha incontrato in un sandalo “Havaiana”,anche buttato per strada.

In questo supporto di gomma ha creato il primo albero dei sogni fatto con quello che si usa e getta e lì era nato  come piace a lei raccontare “ la regina della carta di caramelli poveretta” che ha conquistato il mondo con le sue creazioni e la sua personalità singolare”.

Efigenia Rolim non è nata a Curitiba. Lei è di Minas Gerais,però ha adottato  Curitiba come la sua città dagli anni 60. Nella capitale del Parana lei è diventata una artista popolare autodidatta, scultrice, poeta, stilista, ispirata nella folata di vento, conforme il rapporto del libro di Dinah.

Regina della Carta di Caramella

Ha ricevuto il premio delle Culture Popolare dello Ministero della Cultura, cosi come l’Ordine del Merito Culturale del Brasile, omaggio destinato a alcuni artisti di rilievo nazionale per eccellenza della sua opera. Riconosciuta come la Regina della Carta di Caramella, per utilizzare principalmente carta di caramella nelle sue sculture è tema di diversi produzioni accademiche nei corsi di Arti Visivi e Antropologie di diverse università brasiliani.

IMG_0149Certamente l’arte di Efigenia rappresenta la massima della libertà interna. Lo sguardo dell’artista va oltre la dimensione del reale e non più identifica carta di caramella come involucro di un dolce degustato da qualcuno, ma gli dà significato, un uccello, una pietra o quello che sia. Lei fa la plastica diventare fiore come  “A Santa Arvore (2012),la bambola senza uso, vecchia,  acquistare la dignità al cavalcare sul cavalo garbato ricostituito con baratti, carte. È nella pazzia lucida che Efigenia regna assoluta e con la sua arte e fa il vecchio, il brutto, l’inutile rinascere bello. Il pubblico potrà apprezzare il suo lavoro nella pagina del Facebook.Vale la pena imbarcare in questo viaggio.

 

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Divinities of garbage made in Africa shows a continent in agony

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The agonizing divinities created by artist and photographer, Fabrice Monteiro, born in Benin (Africa), with Belgian mother, denounce the serious pollution of the African continent through the artistic poetry.

Africa, as well as Asia, are clandestine deposits of large amounts of waste produced in the globalized world.

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Allegories of the Great Mother in Tatters, Venus of the Tatters of the Poor, are some of the overwhelming pictures which in October were exhibited at the Modern Art Museum of Louisiana, USA. Monteiro, to create the photo shoot, joined the clothes designer Dously and EcoFund NGOs. The project was called The Prophecy, and the series was photographed in ten locations in Senegal.

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The probability of being the goddesses of the future is very large.

They are partially covered with costumes made of garbage and debris that interact with a polluted landscape. The clothes were built with the own material found in the place, which gives an idea of the dirt they found in the spaces before the pictures were taken. To compose his work, Monteiro joined the pieces of a world in agony.

Fabrice Monteiro is not the only African artist to denounce pollution in Africa. Before him, another African artist, Pascal Marthine Tayou, born in Cameroon Republic, who now lives in Belgium, has raised the plastic to the nobility of a installation. He participated in several biennials in the world and in Brazil, the 25th. Biennial sharpened the curiosity with the work done with dog houses, referring to the homeless of marginal Tiete.

Critical Look

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The pictures of Fabrice Monteiro put on the agenda a serious matter and with few practical solutions. For decades, illegal disposal of toxic waste made by first world countries is being denounced, as well as the consequences on the health of people living there. The internet is to prove, considering the multitude of matters dealing with the issue. Nothing has changed in comparison to the colonial past, when countries like France, Italy, among others, dominated people.

With poetic art presents the reality of the twenty-first century: the extent to which the ghost of colonialism persists and pursues the ends of the third world. Today, in a globalized world, the colonizer domain is disguised as democracy in the dark flag shaky in the name of freedom.